Le marce militari e le bande musicali


Nel 1795, in piena Rivoluzione francese, venne creata la Scuola di Musica della Guardia Nazionale parigina, subito unita al vecchio Conservatorio Reale. Scuola e Conservatorio fornivano i musicisti per le bande militari. L'anno dopo Napoleone partiva per la campagna d'Italia, guerra di rapina e di conquista. I suoi soldati, disperati reclutati con il miraggio del bottino, marciavano per sua precisa disposizione, al ritmo di 120 battiti al minuto. Con Napoleone, che di soldati se ne intendeva, si può dire che sia nata la banda militare moderna. Al giovane generale, inoltre, si deve la sostituzione degli oboi coi clarinetti, strumenti che andranno a costituire l'ossatura dei complessi bandistici.
Dall'esigenza di far marciare più speditamente le proprie truppe prendeva vita quella pulsazione ritmica che ancor oggi ravviva le nostre bande, civili o militari che siano. E nessuno negherà che questo ritmo incalzante, vorticoso e coinvolgente, subito captato da Rossini, Beethoven, Donizetti e Paganini, sia ancora la chiave magica con cui la banda si tira dietro i suoi ascoltatori, avvolgendoli di quella fisicità che costituisce la intramontabile caratteristica del concerto bandistico.
Di questa forza antica e moderna vorremmo continuare a parlare anche quest'anno che si apre con le tante chiacchiere sui 150 anni dell'Unità e che vedrà tutte le bande italiane schierate, pied-arm, ad accompagnare assessori e sottosegretari di turno. Pronti come sempre all'eloquio generoso e all'ottimistica promessa, per quanto poi restii ad aprire i cordoni della borsa. E se sfogliate le pagine dell'antico periodico L'Amico dei Musicisti, vedrete quante colonne sono state scritte sull'argomento.
Se quest'anno si farà sentire più che mai la necessità della banda, infiocchettata di valori celebrativi, ebbene, rendiamoci conto dell'importanza della nostra presenza e facciamo sentire più che mai la nostra voce affiancandoci al dibattito sereno, ma serrato, che il nostro spazio può offrire a tutti i soci iscritti al Club.
Le nostre inserzioni, i vostri contributi e il dibattito sollecitato dalle vostre richieste ci consentiranno di continuare a far sentire al mondo politico imprenditoriale la vitale presenza di quella grandezza nazionale che è la banda.
Almeno finché i cinesi non impareranno anche loro a soffiare bene sugli ottoni.