La musica bandistica di Mariano Bartolucci


Estratto della relazione presentata da Carlo Pirola
e pubblicata su Scorribanda 2003

Da una prima analisi delle opere per banda di Mariano Bartolucci, siano esse marce o pezzi originali, si possono trarre alcune considerazioni sulla personalità di questo compositore, grande conoscitore delle possibilità artistiche e tecniche della Banda, quindi un abile strumentatore, ma quello che più mi ha colpito è stata la sua semplicità nell'uso delle forme musicali ed il suo spiccato senso melodico.
Queste ultime due caratteristiche i introducono altri particolari della sua scrittura musicale: l'armonia ed il ritmo.
Dal punto di vista armonico Bartolucci rimane legato alla tradizione popolare della musica italiana per banda, fatta di semplici concatenazioni e di collaudati schemi armonici, con cadenze ben preparate e condotte con eleganza e praticità. Una predilezione al senso tonale, in cui si inseriscono accordi di piacevole fattura modulante, specie nelle progressioni, con qualche disalterazione o alterazione per movimentare ed interessare di più l'armonia: è questa una concezione funzionale utilizzata da Bartolucci in molte sue composizioni bandistiche.
Bisogna considerare l'ambiente e l'epoca in cui queste musiche si sono sviluppate: siamo negli anni '20-30 del secolo scorso, l'area geografica è il centro-sud dell'Italia, il luogo - la piazza, protagonista - la banda e la sua musica, la cornice - la festa.
In questo quadro la banda svolge la tradizionale funzione di diffondere sia la musica colta (all'epoca identificata nella sola musica lirica) che un repertorio più leggero vicino alla sensibilità popolare.
La banda doveva essere facilmente coinvolta ad eseguire vari generi e stili musicali, e certo bisognava aiutarla attraverso una scrittura adatta.
Bartolucci con il suo talento aveva capito la funzionalità di questo repertorio per banda.
Per esempio, le sue partiture guida delle marce, si presentavano da 3 fino a 6 righi di pentagramma, raggruppate in ance medie e acute, comprendenti flauti, clarinetti e sax, poi gli ottoni, il canto dei flicorni e lo squillo delle trombe, il controcanto, gli accompagnamenti e i bassi ed infine la traccia delle percussioni.
La praticità di avere sezioni raggruppate e ben evidenziate in partitura, con gli immancabili raddoppi del canto, con sostituzioni e suggerimenti di strumenti, aveva permesso alle bande italiane di continuare la loro pratica amatoriale in maniera facile e propositiva.
Bartolucci fu un artefice di questa scrittura, guardava molto alle capacità e all'organico a disposizione, sicuramente da buon conoscitore dell'ambito dilettantistico, avrà trascritto le parti per i propri esecutori tenendo conto delle loro possibilità.
Questa prassi la utilizzerà nella sua produzione editoriale, una musica di facile insieme per il piacere di comunicare ed intrattenere.
Le forme e gli stili preferiti da Bartolucci sono quindi ereditati dalla musica del passato bandistico, quello che ancora si riallacciava all'opera lirica sinfonica. Ecco il perché di tante sue sinfonie ed ouvertures nello stile italiano, con l'Introduzione, seguita da un Andante e dall'Allegro.
La forma è quella di un tempo di sonata (simile quella prediletta da Rossini per le sue celebri sinfonie) una successione di movimenti in cui Bartolucci, sotto il profilo ritmico, non si allontanava dai metri convenzionali: gli accompagnamenti sincopati ed il contrattempo della marcia erano presenti, il linguaggio musicale di Bartolucci ruotava intorno al canto melodico, con l'immancabile finale in cui il tema principale si presentava in un grandioso bandistico di grande efficacia.
La particolarità di Bartolucci sta proprio nell'uso del materiale tradizionale, che ha riversato nelle forme più comunemente usate dalla banda: nella marcia sia essa brillante, militare, caratteristica, sinfonica, religiosa e funebre, e poi gli scherzi marciabili oltre alla musica originale con descrizioni di scene popolari, intermezzi e brani caratteristici; non mancavano i divertimenti per strumenti solisti, per esempio per clarinetto piccolo in Mib (il Galletto) e per bombardino (L'innamorato) questi sono editi, ma chissà quanti altri pezzi di bravura avrà scritto per i suoi bandisti.
Per esempio nell'archivio della Banda Musicale di Ponte San Giovanni è stato ritrovato un manoscritto dal titolo: "La tromba maliziosa".
Invito i Maestri qui presenti a curiosare negli archivi bandistici, sicuramente salterà fuori qualche altro manoscritto del nostro Bartolucci, a me sembra importante riproporre questa musica che fa parte della nostra tradizione. E' un recupero storico che non sfigurerebbe in un programma musicale moderno per banda.
E qui entra di proposito anche il Bartolucci trascrittore di fantasie operistiche.
Donizzetti, Bellini, Verdi erano i suoi autori preferiti, ma voglio ricordare una trascrizione a me cara, perché l'ho diretta molte volte con la banda e che ritengo particolarmente riuscita. Si tratta di una piccola fantasia dall'opera Cavalleria rusticana di Pietro Ma scagni stampata dall'editore Belati.
E' una riduzione che inizia con il Preludio dell'opera, (è raro trovarlo trascritto per banda) una musica di bella ambientazione che si apre a ventaglio su un accordo, una parte veramente delicata che è resa bene nella strumentazione per banda.
Dopo il famoso stornello di Lola e il coro "Viva il vino spumeggiante" ci sono altre parti strumentali veramente interessanti che non tradiscono lo spirito verista dell'opera.
L'ultima pagina della trascrizione di Bartolucci è proprio il finale dell'opera, quando dopo il grido in scena "hanno ammazzato cumpare Turiddu" tutta l'orchestra precipita verso la conclusione. E' il pezzo tecnicamente più arduo per la Banda, perché è cromatico, veloce, drammatico, ebbene il nostro Bartolucci lo rende talmente accessibile a tutti gli strumenti della banda che vi assicuro nell'insieme è un piccolo capolavoro di trascrizione.
E' interessante ricordare lo slogan commerciale di questo lavoro inserito nel catalogo della Belati. Si legge: fantasia dalla Cavalleria rusticana, facilissima e di grandissimo effetto per qualunque piccola banda.
Più di così! E' un invito a riproporla ancora oggi, si adatterà benissimo ad ogni organico bandistico a disposizione.
Voglio ricordare anche un'altra tipologia della produzione di Bartolucci.
E' il genere ballabile, con diversi valzer, mazurke, polke e tanghi, one step e fox-trot, balli in voga a quell'epoca e si, perché la Banda era anche impegnata a far ballare la gente, a proporre all'ascolto le fantasie di canzoni celebri; addirittura Bartolucci era arrivato a trascrivere, per banda, le canzoni egli anni '60, come "La fisarmonica, Ma che colpa abbiamo noi, Il ragazzo della via Gluck", è interessante rivisitare queste strumentazioni.
Siamo nel 1967, Bartolucci aveva la bellezza di 85 anni, ebbene senza l'utilizzo della batteria aveva addolcito il ritmo moderno con un supporto armonico di carattere quasi sinfonico.
Una rivisitazione interessante che rivela la bravura di un compositore impegnato in vari generi musicali, pensate che ha composto più di 200 brani per le edizioni Belati di Perugia e Saporetti e Cappelli di Firenze, senza contare quelli inediti; la sua preparazione, i suoi studi musicali completi avevano facilitato il suo inserimento all'interno della banda come didatta, direttore e compositore.
Come didatta mi piace ricordarlo attraverso i famosi metodi Bartolucci (e chi non li conosce?), utilizzati da ogni banda ed eccone uno di recente ristampa, con all'inizio la tavola delle posiioni per il clarinetto sistema Muller, poi sistema Bohm, e via con i primi esercizi di emissione. Quanti bandisti sono cresciuti così!
Bartolucci ha scritto questi metodi per tutti gli strumenti della banda (nella descrizione, sul retro del libro presentato, si legge anche di un testo di Elementi della musica -parte teorica- e alcune revisioni importanti per esempio quello per tromba in Sib di Domenico Gatti), sicuramente questi metodi hanno avuto il loro pregio nel passato bandistico, so che ancora oggi vengono utilizzati come compendio ed integrazione ad una didattica ormai moderna.
A proposito del Bartolucci didattico e al lavoro svolto all'interno delle scuole bandistiche a contatto con i giovani, mi ricordo di un pezzo facilissimo che avevo imparato da allievo prima di entrare in banda, si tratta della MARCIA dei PICCOLI edita dalla Belati nel lontano 1939, sarebbe bello ritrovare anche questa simpatica marcetta.
Chiudo la parentesi didattica di Bartolucci per continuare con un breve cenno storico sull'evoluzione ell'organico bandistico in Italia per arrivare alla parte finale dove presenterò un brano di Bartolucci.
All'inizio del ‘900, le bande in tutti i paesi europei avevano ormai stabilizzato l'organico, in Italia si stava lentamente imponendo la riforma di Alessandro Vessella, nei tre aspetti di piccola, media e grande banda.
Net trattato di Vessella pubblicato dalla Casa Ricordi nel 1935, si auspicava che nello scrivere per banda si cominciasse a tenere conto del fatto che ogni gruppo di strumenti dovesse coprire ognuna delle quattro voci, che sono la base di una struttura musicale.
Non tutte le bande potevano disporre della completezza delle famiglie strumentali.
Si presentò l'esigenza di creare un repertorio bandistico per quelle formazioni che proprio non rispondevano al pensiero di Vessella.
Nel secondo dopoguerra la strumentazione italiana era molto varia, tuttavia la produzione editoriale cominciava a pesentare qualche differenziazione strumentale, come l'ampliamento del gruppo dei saxofoni e la progressiva perdita di identità dei flicorni; per esempio i flicorni contralti venivano assorbiti dai corni in Mib e in Fa, sparivano le trombe in Mib e Sib basso, rimaneva solo un clarinetto piccolo in Mib, il flicorno tenore e il flicornino venivano sacrificati. Successivamente si cominciò ad utilizzare le trombe al posto dei flicorni soprani, mentre fu positiva l'evoluzione delle percussioni, vennero infatti inserite le tastiere percussive e nuovi accessori di completamento timbrico e coloristico.
Questi fenomeni di cambiamento dell'organico si registrarono negli anni '60 e '70 con la proposta di generi musicali di carattere ritmico moderno, con l'avvento dell'editoria straniera che proponeva una nuova ed originale letteratura bandistica, di matrice "olandese" e anglosassone, che porterà l'organico ad un livello di tipo standard europeo.
Il nostro Bartolucci non fece in tempo ad adattarsi a questa evoluzione bandistica, infatti morì nel 1976 all'età di 95 anni.
Lo vogliamo comunque ricordare insieme ad altri pionieri della banda italiana del primo Novecento, sono autori che si sono prodigati attraverso il progressivo cambiamento dell'identità sonora bandistica italiana, basti pensare ai nomi di Giampieri, Sabatini, Pucci, Marchesini, Osomando, Vidale, Gioffreda, Lacerenza ed altri.
Nell'Umbria mi sembra significativo ricordare l'operato editoriale svolto dalla casa editrice Belati di Perugia da parte di compositori-direttori quali Umberto Nicoletti, nato a Corciano, Rocco Cristiano, Amadeo Amadei, Martino Pannocchia, Giuseppe Manente, Luigi e Fortunato Cirenei, naturalmente il nostro Mariano Bartolucci fino ad arrivare a Walter Deodati che Scorribanda ha ricordato lo scorso anno.
Vi ho raccontato tutto questo perché oggi un Maestro di Banda deve continuare a tenere conto di certi adattamenti all'interno del suo organico strumentale, soprattutto se desidera recuperare alcune musiche del passato.
La persistenza, per così lungo tempo, delle composizioni di Bartolucci nei programmi delle nostre bande non si spiega col semplice attaccamento alla tradizione: significa piuttosto che le sue musiche hanno funzionato e che possono essere eseguite anche dall'organico attuale, sono sicuro che darebbero ancora soddisfazione agli strumentisti e al pubblico.
Ebbene, lancio un appello, bisogna recuperare queste musiche italiane, perché riserverebbero una gradita sorpresa per la qualità e l'inventiva della scrittura musicale, sono deliziose marce o pezzi originali che, opportunamente adattati all'organico contemporaneo, non avrebbero nulla da invidiare agli autori stranieri oggi in gran voga.
Mi chiedo dov'è andata a finire la nostra identità musicale bandistica, perché non dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla musica del Bartolucci e compagni?
L'importante è preoccuparci di avere dei buoni complessi bandistici, con dei bravi Maestri che sappiano preparare bene gli esecutori durante le prove, con una concertazione impostata da idee chiare e di qualità, indirizzata a realizzare un'esecuzione tecnica ed artistica.
Per questo è auspicabile una banda con un bel suono moderno, corposo e maturo, attenta alle sfumature espressive, alla precisione delle dinamiche, alla compattezza e pulizia degli accompagnamenti, sono aspetti troppo spesso trascurati nelle esecuzioni bandistiche che ascoltiamo.


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